Dopo un brusco calo, mercoledì mattina la sterlina britannica sta registrando un rialzo di rimbalzo rispetto al dollaro statunitense. Il recupero dall’area di 1,3200 suggerisce che la pressione di vendita si sia attenuata, ma il rimbalzo di per sé non è sufficiente a confermare un’inversione di tendenza duratura.
L’economia britannica è cresciuta dello 0,5% nel secondo trimestre, secondo quanto comunicato dall’Ufficio Nazionale di Statistica, che ha rivisto al rialzo la stima iniziale dello 0,4%. Gli economisti si aspettavano che il dato precedente rimanesse invariato.
Su base annua, il PIL del Regno Unito è cresciuto dell’1,4%, accelerando rispetto alla crescita rivista dello 0,8% registrata nel primo trimestre. Le revisioni suggeriscono che l’economia sia entrata nella seconda metà dell’anno su basi più solide di quanto si pensasse in precedenza, fornendo un certo sostegno alla sterlina.
Il dollaro ha ceduto terreno rispetto al massimo degli ultimi due mesi, poiché i dati statunitensi inferiori alle attese e i commenti cauti della Federal Reserve hanno smorzato le aspettative di ulteriori aumenti dei tassi di interesse.
L’indice di fiducia dei consumatori del Conference Board è sceso a 81,9 a settembre da 88,6 ad agosto, il livello più basso dall’aprile 2014. Separatamente, l’indagine Job Openings and Labor Turnover Survey ha mostrato che i posti vacanti sono scesi a 7,079 milioni in agosto, al di sotto dei 7,225 milioni previsti in un sondaggio di Reuters. Nel loro insieme, i rapporti hanno evidenziato un indebolimento del sentiment delle famiglie e una minore domanda di manodopera.
L’attenzione si sposta ora sui dati statunitensi in uscita mercoledì, tra cui il rapporto ADP sull’occupazione nel settore privato di settembre e i dati sull’inflazione delle spese per i consumi personali (PCE) di agosto. È prevista anche la pubblicazione della stima definitiva del PIL statunitense del secondo trimestre.
L’inflazione PCE core, che esclude alimentari ed energia, sarà particolarmente importante per valutare le pressioni sottostanti sui prezzi. Una forte crescita dell’occupazione e un’inflazione persistente potrebbero ravvivare le aspettative di un ulteriore inasprimento da parte della Fed e sostenere il dollaro. Una crescita più debole dell’occupazione e un rallentamento dell’inflazione potrebbero dare alla sterlina più spazio per la sua ripresa.
Anche gli aggiustamenti di portafoglio di fine mese e di fine trimestre potrebbero amplificare i movimenti valutari a breve termine, rendendo più difficile interpretare l’andamento dei prezzi durante la sessione.
Il recupero dall’area di 1,3200 suggerisce che la pressione di vendita si sia attenuata, ma il rimbalzo di per sé non è sufficiente a confermare un’inversione di tendenza duratura.
L’attenzione immediata è rivolta a 1,3340. Un movimento sostenuto al di sopra di tale livello rafforzerebbe le premesse per una ripresa più ampia, mentre un rifiuto potrebbe rendere la coppia vulnerabile a un altro test di 1,3200.
Per ora, le prospettive rimangono incerte: la crescita più forte del Regno Unito ha dato alla sterlina un po’ di respiro, ma la prossima mossa dipenderà in larga misura dai dati statunitensi e dalla reazione del dollaro.
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